venerdì 26 dicembre 2014

ISLAY, the "Queen of the Hebrides"


Colori d'autunno a ISLAY

Un tipico panorama dell'isola

Il giorno di Natale è appena passato e tutta la frenesia dell'ultimo mese è finalmente giunta al termine. Dopo un lungo periodo di lavoro senza sosta alcuna, che ha totalmente azzerato tempo ed energie da dedicare al mio blog (e a qualsiasi altra attività!), posso finalmente riappropriarmi della mia vita e abbandornarmi ai ritmi lenti dei giorni di festa. Finalmente mi posso rilassare...e quale modo migliore se non tornare  a parlare della mia amatissima Scozia? Anche stavolta (tanto per cambiare) parlero' di un'isola...anzi DELL'ISOLA, come direbbe qualsiasi estimatore di whisky che si rispetti, uno dei tanti attratti qui ogni anno da ogni parte del mondo. Perchè ISLAY, "the Queen of the Hebrides", oltre ad essere la più meridionale delle Ebridi Interne è anche l'isola del whisky, o meglio, è il WHISKY FATTO ISOLA ed è meta privilegiata di un ristretto e specializzatissimo turismo di nicchia. In posizione del tutto defilata, separata dalla "Mainland" da due profondi fiordi e da altrettante remote penisole, non è certo la parte di Scozia più facilmente accessibile e si capisce come mai sia in genere esclusa di bel netto dagli itinerari più battuti. Eppure questa piccola terra dolce e selvaggia, sede di ben otto distillerie di fama internazionale e punteggiata di deliziosi villaggi di belle casette bianche, dispensa a piene mani un fascino intenso e tutto suo, che la rende unica fra la miriade di isole - tutte bellissime - al largo della West Coast scozzese. Fare lo sforzo di raggiungerne le coste frastagliate è altamente consigliabile non solo agli spiriti goderecci inclini al vizio e alle lusinghe dell'alcool, ma a chiunque sia sensibile, oltre che alla bellezza pura di una natura intatta, al prodigio di una passione vera, di un amore profondo che ha radici antiche e che si materializza qui in un nettare complesso, forte, ruvido, spesso indecifrabile, fatto a immagine e somiglianza dei luoghi che lo hanno generato. A Islay gli effluvi inebrianti del whisky pervadono l'aria, impregnano la terra, si mescolano al vento e alla salsedine e ti conducono come un filo d'Arianna attraverso la brughiera, lungo strade strette fluttuanti su un immenso tappeto di torba che si perde all'orizzonte, fino alla baia più segreta, dove si nasconde l'ennesima pittoresca distilleria con i suoi caratteristici tetti a pagoda.

La baia di LAGAVULIN con l'omonima distilleria

Il molo della LAGAVULIN DISTILLERY

I pittoreschi tetti a pagoda della ARDBEG DISTILLERY

Una veduta della ARDBEG dal molo


La BUNNABHEINN DISTILLERY

un particolare della sala "degustazione" della distilleria LAPHROIG

L'ingresso della BRUICHLADDICH DISTILLERY

Ma il sospetto che Islay fosse molto più di questo, io e mio marito (amante del whisky e mio inseparabile compagno di viaggio), lo abbiamo avuto ancor prima di arrivarci. Il suo essere speciale lo abbiamo percepito già aspettando il nostro ferry nella minuscola sala d'attesa in fondo al molo di Kennacraig, il piccolo terminal perso nel nulla della Caledonian Macbryne. Lo abbiamo subodorato già scrutando  l'orizzonte grigio e indefinito, attraverso la grande vetrata solcata da pesanti rivoli di pioggia. E poi ne abbiamo avuto la certezza all'arrivo a PORT ELLEN, nelle tenebre e nel silenzio di un luogo completamente ai margini del mondo, accompagnati sempre da una pioggia incessante.

Il nostro ferry in partenza per ISLAY

Il villaggio di PORT ELLEN
PORT ELLEN vista dalla baia

Era l'11 ottobre del 2012 e ricordo quel momento come fosse ieri. Ricordo quei cieli vocianti continuamente attraversati da migliaia e migliaia di anitre selvatiche, giunte qui dalla Groenlandia puntuali come ogni anno allo scoccare dell'autunno, per ripartire poi a primavera. Ricordo le meravigliose spiagge lungo la costa ovest, le prime ad essere raggiunte dalle tempeste atlantiche e  ad essere baciate da una luce quasi ultraterrena. Ricordo tutta la magia della baia di ARDTALLA, dove la lunga e tortuosa strada che corre a sud-est dell'isola si interrompe all'improvviso in un paradiso di ciottoli e sabbia. Ricordo  i paesini incantevoli nei cui nomi c'è sempre un porto...PORT CHARLOTTE, PORTNHAVEN, PORT WEMYSS, PORT ASKAIG e il bizzarro faro dalla forma squadrata - detto CARRAIG FADHA - che sembra fare da sentinella sulla  baia di PORT ELLEN. Ricordo il profilo imponente e dolcemente arrotondato delle PAPS of JURA, le inconfondibili cime che si innalzano oltre il Sound of Islay...
E poi loro, le distillerie. Ognuna un piccolo mondo orgoglioso della sua tradizione e geloso dei suoi segreti. Ognuna collocata nella sua baia silenziosa, solitaria e remota, con i grandi barili odorosi accatastati alla mercé delle intemperie ed il suo piccolo molo spazzato dal vento. LAGAVULIN, LAPHROIG, ARDBEG, BOWMORE, BRUICHLADDICH, CAOL ILA, BHUNNABHEIN, KILCHOMAN (l'unica non direttamente affacciata sul mare). Ognuna pronta ad accoglierti per farti accomodare, come un ospite d'onore, in sale "degustazione" belle da morire. Ognuna con la sua atmosfera unica. E tu ci resteresti per ore, a sorseggiare piano il tuo prezioso  nettare o magari, da astemio come me, anche soltanto a scrutare, attraverso le grandi finestre, onde e cielo e nuvole fondersi all'orizzonte, col cuore colmo d'ammirazione e di benevola invidia per tutti quegli uomini il cui lavoro e la cui missione è la realizzazione del whisky perfetto.

PORT ASKAIG

Nei pressi di PORT CHARLOTTE

Il villaggio di PORTNHAVEN

La spiaggia di SANAIGMORE

L'immensa distesa di sabbia di MACHIR

Il profilo delle PAPS OF JURA

Anitre selvatiche sul LOCH INDAAL

Il faro di CARRAIGH FADHA

La baia di ARDTALLA

Sguardo verso l'oceano dalla SALIGO BAY

Mio marito intento a immortalare la baia di BUNNABHEINN

Per approfondire la conoscenza di ISLAY, di tutto cio' che l'isola offre al visitatore ed avere tutte le informazioni pratiche del caso, vi consiglio caldamente il sito  http://www.islayinfo.com/index.html

Per un soggiorno non troppo dispendioso, in un ambiente simpatico e informale, ecco l'indirizzo giusto  http://www.askernishbandb.co.uk/  (per una descrizione più completa e colorita , vi rimando al mio post dedicato ai b&b scozzesi che mi sono rimasti nel cuore... "KEEP CALM AND STAY IN A BED & BREAKFAST")

Per informazioni di prima mano, invece, rivolgetevi pure a me, scrivendomi direttamente sul blog.

venerdì 14 novembre 2014

NORTHMAVINE, the spectacular peninsula


Ingresso a NORTHMAVINE

Metti una lingua di terra a separare l'Atlantico dal Mare del Nord, così esigua e sottile che si dice sia possibile lanciare una pietra dalla sponda dell'uno direttamente nelle acque dell'altro; metti poi una grande distesa di terra brulla, aspra e completamente selvaggia, tenuta salda alla Mainland esclusivamente da quel frammento di terra, al punto da poterla considerare quasi un'isola a sé...
Stiamo parlando dell'istmo di MAVIS GRIND e della penisola di NORTHMAVINE che da esso - come fosse un provvidenziale picciolo che mette distanza ma al tempo stesso collega - si protende verso nord, distinguendosi nettamente dal resto dell'isola principale delle Shetland. Attraversando quell'istmo, la sensazione netta è quella di valicare un vero e proprio confine, per fare ingresso in un "luogo altro" dove tutto è diverso e più estremo, come suggerisce anche la grande insegna metallica abbarbicata ad un affioramento roccioso a lato strada, che annuncia "WELCOME TO NORTHMAVINE".

MAVIS GRIND


I cieli sconfinati di NORTHMAVINE

Un tipico scorcio

Quello che noti immediatamente è che si tratta di una zona molto poco abitata, persino secondo gli standard "shetlandesi" e, da subito, a riempirti gli occhi è paradossalmente il vuoto.... Il meraviglioso vuoto, che come un immenso palcoscenico dove tutto puo' accadere, si anima appena del gioco delle luci e delle ombre, del riverbero dell'oceano sempre visibile all'orizzonte, dei movimenti fluidi di migliaia di nuvole incessantemente sospinte dal vento. Due sono i centri abitati, un pugno di case ciascuno e nulla più. A URAFIRTH c'è anche un bed & breakfast, l'ALMARA (l'unico della zona! http://www.almara.shetland.co.uk/page1.html), dove per ben tre notti siamo stati ospiti della simpaticissima signora Marcia, in una stanzetta calda e immacolata, vero tripudio del kitsch (grande armadio a specchi, soprammobili in peltro, suppellettili d'argento lavorato...), ma luminosissima e dotata di una finestra super panoramica affacciata sul giardino e sulla magnifica baia. Per mangiare, una sola opzione in tutta la penisola: il ristorante vagamente tetro del ST MAGNUS HOTEL, un vecchio albergo (l'unico!) ubicato nel villaggio di HILLSWICK, che per la sua aria leggermente decrepita ti aspetteresti gestito dalla famiglia Addams o giù di lì... Pavimenti in legno scricchiolanti, polverosi tappeti dall'aspetto consunto, lance e grandi scudi vichinghi appesi alle pareti, scaffali stipati di vecchi registri dimenticati e un gattone rosso sonnecchiante fra oggetti variamente sciorinati sul bancone della reception. Una cena memorabile, non certo per la bontà dei piatti (senza lode e pure con un pizzico d'infamia!), ma per la sensazione di trovarsi in un luogo che pare essere miracolosamente sopravvissuto al passato o uscito direttamente da una storia di fantasmi...

L'insegna del nostro bed&breakfast (che si vede in lontananza)

La baia di URAFIRTH dal nostro b&b


Il villaggio di HILLSWICK con il ST MAGNUS HOTEL sullo sfondo

Per un'alternativa occorre spingersi qualche chilometro più in là e tornare oltre il MAVIS GRIND, al grande villaggio di BRAE. Lì la scelta si fa più ampia, ma optiamo decisamente per il mitico FRANKIE'S, il simpatico "baracchino" nel tipico stile scandinavo, che puo' fregiarsi del titolo di FISH&CHIPS più a nord del Regno Unito. E che FISH&CHIPS!!!!! Classificato al primo posto per la Scozia (e al secondo per l'intero UK) al NATIONAL FISH&CHIPS AWARDS 2014... Vi assicuro che consumare un pasto qui è un'esperienza da non perdere e per non rischiare di restare a becco asciutto, la prenotazione è fortemente consigliata!!! Succulenti filetti di haddock fritti in modo magistrale e così freschi che, quando li addenti, ti si sprigiona il mare direttamente sul palato. Accompagnati da una montagna di patatine da manuale - OF COURSE - croccanti fuori e morbide dentro. Senza contare la serie di "specials" che cambiano ogni giorno a seconda del bottino di pesca...

Il mitico FRANKIE'S

Ma cio' che fa di NORTHMAVINE un "MUST" assoluto per chiunque visiti le Shetland, è lo spettacolo mozzafiato ("awe inspiring" direbbero da queste parti) delle sue vertiginose scogliere di lava basaltica rossa, forgiate da millenni e millenni di terribili tempeste oceaniche. Siamo a BRAEWICK e a ESHANESS, luoghi di una bellezza intensa e al tempo stesso evanescente, a tratti cupa ed austera, ora offuscata da nuvole basse e nebbia, ora fulgida più che mai nel limpidissimo sole nordico. Luoghi che sembrano fatti apposta per camminare per ore e ore, sempre guidati da un sottile senso di smarrimento, cercando caparbiamente di resistere al vento feroce che sembra mettercela tutta per farti volare via...  NORTHMAVINE è un vero paradiso per gli escursionisti e c'è davvero l'imbarazzo della scelta fra molteplici circuiti da percorrere a piedi per miglia, sfidando sempre l'estrema variabilità del tempo, mentre gli occhi fanno il pieno di vedute quasi oniriche, fra cieli sconfinati e distese di acqua e di terra inondate di luce e di silenzio. Due in particolare, che posso consigliare per averli percorsi personalmente, sono il NESS of HILLSWICK e il POINT of FETHALAND, rispettivamente otto e dieci chilometri e mezzo di emozionanti suggestioni visive (e non solo!) da gustare passo dopo passo, orizzonte dopo orizzante e da portare impresse nel cuore per sempre!!! Provare per credere...
Per chi volesse cimentarsi: http://www.walkshetland.com/hillswick-ness-circular.php
http://www.walkshetland.com/fethaland-circular.php


Le scogliere di ESHANESS

Gli spazi infiniti in cui perdersi a ESHANESS

Uno scorcio di BRAEWICK
Pioggia e arcobaleni lungo il NESS of HILLSWICK

Lighthouse (NESS of  HILLSWICK)
Meta raggiunta al POINT of FETHALAND!

venerdì 31 ottobre 2014

30 buoni motivi per amare la Scozia

"20 motivi per amare la Scozia" questo il titolo del topic comparso sul forum "Scozia" di Tripadvisor, che subito mi ha colpito e molto incuriosito. Non ho perso tempo. Ho immediatamente cliccato sul link che mi ha portato al simpaticissimo elenco compilato da Jacopo Cevenini (http://italians.corriere.it/2014/10/11/20-motivi-per-amare-la-scozia/), ispirato allo spassoso articolo, stavolta riferito alla Sardegna, comparso in rete e firmato dallo scrittore e giornalista Beppe Severgnini (http://www.beppesevergnini.com/2012/04/02/45-buoni-motivi-per-amare-la-sardegna/).

CONSIDERATE QUINDI LE SEGUENTI PREMESSE:
- amo la Scozia in modo a dir poco viscerale e, se solo potessi, mi ci trasferirei prima di subito
- dalla mia primissima visita nell'ottobre 2008, ci sono tornata ogni anno, anche più di una volta all'anno, incurante dei commenti di parenti, amici e conoscenti ("ancora in Scoziaaa????")
- conto di ritornarci sempre, tutte le volte che mi sarà possibile, per tutto il resto della mia vita

NON POTEVO CERTO ESIMERMI DAL BUTTARE GIU' LA MIA LISTA PERSONALE!!!
Ecco quindi il mio nuovo post con  "I MIEI 30 BUONI MOTIVI PER AMARE LA SCOZIA" ovvero le 30 "scozzesità" (concedetemi il neologismo) che per prime mi sono balzate alle mente, mentre cercavo di mettere a fuoco che cosa, in quella terra, eserciti su di me un richiamo tanto forte e compulsivo:
1) Il meteo scozzese, così pazzo e talmente variabile che a fare le previsioni ci metterei un veggente
2) Il motto "cogli l'attimo". Ovvero: se c'è il sole non perdere tempo, non si sa mai se e quanto potrà durare...
3) qualunque strada tu decida di percorrere sarà bella almeno quanto la meta da raggiungere
4) il numero delle pecore che supera di gran lunga quello degli umani
5) lo spazio e il silenzio. Finalmente ho capito i concetti di eternità e di infinito
6) il calore di un pub affollato anche nel paesino più sperduto e deserto in cui ti capita di arrivare
7) le mucche capellone con  le lunghe chiome rosse spettinate dal vento
8) il porridge servito a colazione. Una pappetta d'avena dolce e cremosa che ci fa tornare tutti bambini
9) le "SINGLE TRACKS" che serpeggiano per chilometri in mezzo al niente più bello che si possa immaginare
10) mare e laghi che si fondono al punto che non si capisce dove inizia l'uno e dove finisce l'altro
11) il traffico inesistente. L'unico ingorgo in cui puoi incappare è un gregge che si piazza in mezzo alla strada
12) le "SCATTERED SHOWERS". Ovvero: qui diluvia, dieci metri più avanti c'è il sole
13) le infinite varietà di SINGLE MALTS, che racchiudono in sè il profumo della terra, dell'acqua, del vento e della torba. Il WHISKY non è una semplice bevanda, ma un pezzo di Scozia messo in bottiglia
14) i castelli in rovina che sono più belli e romantici della reggia di Versailles
15) l'HAGGIS, così "piatto nazionale" che non assaggiarlo sarebbe come andare a Napoli e non assaggiare la pizza
16) i bei ragazzoni in kilt dall'aria molto sana, che si danno battaglia negli Highland Games
17) il suono ipnotico e solenne delle cornamuse che, quando attacca, mi fa accaponare la pelle e ribollire lo stomaco. E ogni volta le lacrime non tardano a salire
18) le spiagge del nord e delle Ebridi Esterne che non hanno nulla da invidiare a Sardegna, isole greche e Caraibi, col vantaggio di essere del tutto incontaminate e quasi sempre deserte
19) le distese d'erica a perdita d'occhio, che in agosto trasformano prati e declivi in enormi tappeti viola
20) il TARTAN di tutti i colori, così rappresentativo di quella terra che in Italia lo chiamiamo "scozzese"
21) i proprietari dei bed & breakfast che ci restano malissimo se non finisci anche l'ultimo boccone dell'ottava portata della colazione
22) il salmone squisito presente in tutti i menù, che a fine vacanza quasi quasi ti spuntano le pinne e nel sangue hai più omega 3 che globuli rossi
23) gli SCRAMBLED EGGS ogni mattina a colazione. Per il giusto apporto quotidiano di colesterolo
24) l'erba così morbida, folta e rigogliosa che ti ci puoi stendere come fosse un materasso fresco e profumato
25) il sentirsi approdati su un altro pianeta restando tranquillamente entro i confini d'Europa
26) le biblioteche gialle su quattro ruote. Le vedi girare per portare libri nelle zone più remote, dove ti viene da chiederti se ci sia mai qualche anima a leggerli
27) le porte di casa aperte senza alcun timore di furti (con l'ovvia eccezione delle grandi città). Ma allora siamo davvero su un altro pianeta...
28) la luce eterea e mutevole e la pioggia sottile che così spesso avvolgono il paesaggio di un'aura mistica e quasi surreale
29) i branchi di cervi che di notte si trasformano in kamikaze e che all'improvviso ti tagliano la strada (guidate sempre con prudenza!)
30) la prova di democrazia con il recente referendum per l'indipendenza. In Italia ci saremmo amabilmente scannati
E siamo già arrivati a 30!!! Mannaggia, ci avevo proprio preso gusto e, di questo passo, avrei potuto continuare fino a 100...

Beh, concedetemi almeno il 31esimo motivo:
31) il nuovo spot di Calzedonia, che mette nel giusto ordine le locations da sogno in cui è ambientato: 1° OLD MAN OF STORR (isola di Skye)  2° Parigi   3° Firenze. E scusate se è pocoooo!!!! https://screen.yahoo.com/curiosit%C3%A0/julia-roberts-testimonial-per-calzedonia-170412593.html

E voi, quali sono i vostri motivi per amare la SCOZIA???



sabato 25 ottobre 2014

FAIR ISLE, istruzioni per l'uso

Dopo quasi due settimane di silenzio, torno a parlare di quel luogo straordinario che è la FAIR ISLE, e se il post precedente è da considerarsi come il semplice sfogo dell'incontenibile flusso di emozioni, immagini e ricordi, risvegliati in me dalla lettura casuale delle parole che ho citato in apertura, provero' invece qui a parlarne in modo più pragmatico, inserendo quel minimo di informazioni pratiche indispensabili a chi, come me, si mettesse in testa di voler raggiungere quella che puo' essere considerata la quintessenza dell'isoletta perfetta.

Una tipica scena della FAIR ISLE con la SHEEP ROCK sullo sfondo

Sono sincera: il pensiero di essere riuscita a mettere piede sulla FAIR ISLE, dove il senso di isolamento è forte e assolutamente palpabile - piazzata com'è, sola soletta, nel bel mezzo dell'oceano più o meno a metà strada fra Orcadi e Shetland - mi provoca tuttora una scarica pazzesca d'adrenalina... La sensazione netta è quella di aver vissuto un'esperienza unica e difficilmente traducibile in parole, concessa solo ai pochi dotati di quel pizzico di follia e perseveranza necessarie per spingersi fino lì!

L'aereo pronto al decollo per la FAIR ISLE

Quando affermo che la FAIR ISLE è piccola, intendo dire proprio piccola, tanto da non possedere nemmeno uno straccio di centro abitato che si possa definire "paese"... Un'unica strada stretta ed assai accidentata, lunga una manciata di chilometri, la attraversa da un capo all'altro, fra verdi pascoli e vaste distese d'erica che vanno a precipitare in vertiginose scogliere abitate da chiassosi uccelli marini. Non ci sono auto, nè bus e nemmeno motorini...indubbiamente qualche residente ne avrà pure una, fatto sta che il passaggio di un mezzo di locomozione è un evento molto raro, per la semplice mancanza di luoghi sufficientemente lontani da raggiungere! Disseminati sull'isola, ci sono un aeroporto mignon con pista d'atterraggio in terra battuta ed una scuola (frequentata da cinque bambini in tutto); una stazione dei vigili del fuoco, un post office che funge anche da bottega e un ambulatorio azzurro che ha tutta l'aria di un ospedale per bambole. E poi due belle chiesette che sembrano uscite da una fiaba e due pittoreschi fari bianchi a segnare i margini nord e sud dell'isola.

L'areoporto

La scuola e la stazione dei vigili del fuoco

L'ambulatorio

La chiesetta in pietra grigia...

...e la chiesetta bianca

La SOUTH LIGHTHOUSE

La NORTH LIGHTHOUSE

Così, si cammina per ore in perfetta solitudine, accompagnati solo dal sibilo del vento, dal fragore cadenzato dell'oceano e da stormi in volo che riempiono il cielo delle loro voci stridule. Ci si muove sulle proprie gambe, completamente liberi, all'interno di quel piccolo universo perfetto, in uno spazio aperto dove i pensieri si dissolvono, la coscienza si espande e la mente si svuota e si rigenera; sotto un cielo così immenso e luminoso da ubriacare i sensi e fornire una misura tangibile del concetto di infinito.
Nessun caffè, pub o ristorante; neanche l'ombra di un albergo. L'ospitalità viene offerta, in regime di pensione completa, dal BIRD OBSERVATORY, di proprietà del National Trust e gestito da una giovane coppia, David e Susannah, che vivono qui (tutto l'anno!!!) con le loro due bellissime bambine. Oltre ad accogliere ospiti in una quindicina di stanze nei mesi estivi, l'osservatorio si occupa di studiare il comportamento ed i flussi migratori della miriade di uccelli che nidificano sull'isola e offre un interessante VISITOR CENTRE con molto materiale didattico, un punto di ristoro e un negozio di souvenirs, aperti anche agli "esterni" (http://www.fairislebirdobs.co.uk/).
Qui ci siamo mescolati ad ospiti provenienti da varie parti del mondo (Stati Uniti, Danimarca, Galles, Inghilterra tanto per citarne alcune); appassionati, studiosi e fotografi, oppure persone in cerca di solitudine, di introspezione, di un contatto profondo con la natura; spiriti avventurosi che amano l'imprevisto o semplicemente persone che, per una volta, hanno deciso di rinunciare al controllo della situazione e di mettere alla prova la propria adattabilità e capacità di attesa. A orari prestabiliti, ci si trova tutti attorno al grande tavolo della sala da pranzo oppure nell'accogliente lounge, dove si puo' bere un caffè, leggere un libro o lavorare al computer, alzando di tanto in tanto gli occhi per scrutare il panorama attraverso le grandi vetrate, condividendo, anche in silenzio, il grande privilegio di trovarsi in un luogo tanto speciale.

Il BIRD OBSERVATORY

La sala da pranzo del BIRD OBSERVATORY

In realtà esistono anche altre due possibilità di alloggio; la prima presso la AULD HAA, la casa più antica dell'isola, che il National Trust ha assegnato ad una coppia di statunitensi (prescelta fra molti candidati a prenderne possesso) ed ora in parte adibita a guest house http://www.go-bedandbreakfast.co.uk/auldhaaguesthousefairisle/; la seconda invece nella SOUTH LIGHTHOUSE, in quella che un tempo era l'abitazione del guardiano  http://www.southlightfairisle.co.uk/
Dovunque scegliate di soggiornare, dovrete comunque pensarci per tempo, perchè soprattutto in certi periodi dell'anno (giugno e luglio) gli appassionati di birdwatching giungono numerosi alla FAIR e la ricettività è in proporzione davvero ridotta. Io stessa, pur avendo optato per date considerate già di bassa stagione (seconda metà di agosto), ho dovuto fare qualche "aggiustamento" per combinare la disponibilità di volo e sistemazione per la notte.
Ecco quindi come procedere per l'organizzazione di un soggiorno sulla FAIR ISLE:
1) Contattare la struttura prescelta e verificare la disponibilità dell'alloggio. Fare quindi una prenotazione provvisoria.
2) Contattare la compagnia aerea (http://www.directflight.co.uk/shetland/) oppure la compagnia di navigazione (http://www.shetland.gov.uk/ferries/fleet/goodshepherd.asp) che operano i collegamenti fra la Mainland e la Fair Isle. Prenotare il volo o la traversata via ferry sul "Good Shepherd" e attendere la conferma.
3) Confermare infine la prenotazione dell'alloggio.


Il ferry "GOOD SHEPHERD"

Il BIRD OBSERVATORY (ma probabilmente anche le altre sistemazioni) richiede il pagamento di una caparra che verrà restituita nel caso i collegamenti per l'isola fossero cancellati causa maltempo, un'eventualità di fatto sempre in agguato. Non dimentichero' mai quella mattina del 16 agosto, spesa interamente nella sala "check-in" del minuscolo aeroporto di TINGWALL, con le dita incrociate,  in attesa di una partenza resa sempre più improbabile dal susseguirsi di bollettini meteo da pollice verso. Enormi nuvole basse, pioggia battente e visibilità ridotta ai minimi termini. Dopo tre ore buone di ritardo, siamo rimasti i soli a non aver gettato la spugna, i soli a sperarci ancora... Ed ecco che - miracolooooo!!! - il pilota alza inaspettatamente il pollice e ci dà l'okay per il decollo. Il tempo di imbarcarci e di portarci sulla pista e una nuova coltre di nubi cancella completamente anche quel minimo di schiarita. Ma i motori rombano già in modo assordante, mentre il trabiccolino blu è ormai lanciato verso il vuoto. Ci stacchiamo da terra e ci sentiamo di colpo in balia del vento e dei vuoti d'aria, in una specie di ondeggiamento continuo simile a quello di una barca. I nostri cuori battono all'impazzata. Ci guardiamo e ci sentiamo un po' incoscienti, forse non era il caso di partire, forse avremmo dovuto rinunciare... Ma un alone luminoso ci guida inesorabile verso la FAIR ISLE e verso il sole. Un sole limpido e radioso che per due giorni ci accompagnerà lungo quell'unica strada che corre attraverso l'isola, infiammandoci anima e cuore, mente e spirito...

venerdì 10 ottobre 2014

Un bosco dove perdersi alle SHETLAND

"Perdersi nei boschi, in qualsiasi momento, è un'esperienza sorprendente e memorabile, e insieme preziosa... è solo quando ci siamo completamente perduti che apprezziamo la vastità e la singolarità della Natura.
Ogni uomo deve imparare da capo le direzioni della bussola, ogni volta che si risveglia dal sonno o da qualsiasi astrazione. Solo quando ci siamo perduti, in altre parole solo quando abbiamo perduto il mondo, cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l'infinita ampiezza delle nostre relazioni"
                            (H.D. Thoreau)


Il paesaggio brullo della FAIR ISLE


Il bosco che mi ha fatto perdere la bussola io l'ho trovato, paradossalmente, in uno spazio minuscolo e completamente brullo.
Una piccolissima terra che fa ufficialmente parte dell'arcipelago delle Shetland e, quindi, della Scozia, ma che in realtà appartiene solamente a sé stessa e a quella piccola comunità di uomini e di donne (una settantina in tutto) abbastanza forti, abbastanza pazzi o abbastanza fortunati da vivere lì.
Una piccolissima terra che si trova, sola, nel mezzo dell'oceano. Cinque chilometri quadrati contro miglia e miglia di acque inquiete e metri cubi di vento feroce.
Per arrivarci devi essere disposto a metterti in gioco, ad adottare il piano "B", a mettere da parte le tue certezze, tenendoti pronto ad accogliere quello che gli elementi decideranno per te.
Un luogo così diverso da qualunque altro. Perchè lì sei tu a sentirti profondamente diverso.
Un luogo dove ogni piccolo gesto si riempie di significato. Dove finalmente torni a sentire il tuo cuore che batte. E l'ossigeno che ad ogni respiro dilata i tuoi polmoni. Dove i tuoi passi tornano a fare rumore. Lo hanno sempre fatto, ma c'era troppo fracasso intorno per riuscire a percepirlo!
Un luogo dove, attraverso le grandi finestre del tuo alloggio, non vedi più solo l'orizzonte, il prato o la scogliera, ma tutta la strada che fino a quel momento hai percorso e quella che avresti potuto o voluto percorrere, ma per qualche motivo, hai sviato.
Un luogo infinitamente tenero e caparbiamente ostile al tempo stesso. Idilliaco con il sole, feroce nelle intemperie.
Un luogo che in due giorni ci ha insegnato cose di noi stessi che in quarant'anni abbondanti non avevamo ancora messo a fuoco.
Un luogo magico che quando ci arrivi ti sembra di entrare in un sogno.
Un luogo che si chiama FAIR ISLE e che di alberi non ne ha nemmeno uno.